Dal 2015 Anne Vivier lavora a Mentone a fianco di Michel Abbatangelo nello studio di Quai Bonaparte, un rapporto stretto che alimenta un dialogo creativo in cui la pittura diventa un vero e proprio strumento di conoscenza.
Attivo tra Mentone e la frontiera dei Balzi Rossi, promotore di esperienze collettive all'aperto attraverso l'"Académie de la Ligurie et de Menton", Vivier vede il paesaggio - dalla baia di Garavan alle falesie di confine dei Balzi Rossi - come un dispositivo fenomenologico. Non si tratta di rappresentare un luogo, ma di abitare percettivamente un campo di forze in cui coesistono il visibile e l'invisibile.
La sua pratica si inserisce in una genealogia post-impressionista consapevolmente riattivata. L'adozione di una tecnica puntinista non è una questione di citazione storica, ma un'operazione epistemologica: la frammentazione della superficie in unità minime di colore-luce sospende l'apparente solidità della materia e la restituisce come vibrazione. L'immagine non si dà come forma finita, ma come evento percettivo che avviene nell'occhio.
In questa prospettiva, la pittura diventa uno spazio di risonanza tra la sensibilità fenomenologica e l'immaginazione scientifica contemporanea. La materia, intesa non come sostanza stabile ma come condensazione temporanea di energia, evoca sia l'intuizione buddista dell'impermanenza sia la visione relativistica inaugurata da Albert Einstein, fino a toccare le concezioni quantistiche della realtà come rete di relazioni e probabilità. La tela si configura così come un campo energetico, una superficie dove il colore agisce per interferenza, sovrapposizione e microspostamenti vibratori.
Lungi dall'essere un semplice sfondo, il paesaggio si manifesta come un organismo dinamico. L'attenzione quasi botanica per i dettagli naturali non riflette un impulso descrittivo, ma un'indagine sulle soglie: tra forma e dissoluzione, tra presenza e divenire. La luce non illumina la materia, ma la genera.
Sostenuta da un importante mecenate e rappresentata in collezioni internazionali, Anne Vivier sta sviluppando uno stile pittorico che non solo fa rivivere la tradizione del paesaggio, ma la trasforma in una domanda ontologica: cosa significa vedere, quando ciò che appare è già vibrante?