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Festival di Musica a Mentone

Una meraviglia di Festival

“La sensation du bonheur calme et serein, tel est le miracle du parvis Saint-Michel et du Festival. Il est l’une des sept merveilles du monde” (La sensazione di felicità tranquilla e serena, tale è il miracolo del sagrato della basilica di San Michele e del Festival. È una delle sette meraviglie del mondo), ecco i commenti rilasciati rispettivamente da André Böröcz, fondatore del Festival, e da Sviatoslav Richter, uno dei pianisti più illustri del XX secolo. Questi commenti riassumono perfettamente ciò che è la quintessenza del Festival di Musica di Mentone che ha saputo invitare, ogni estate dal 1949, i musicisti più virtuosi e rinnovare ogni anno l’emozione primigenia.

Il miracolo

del sagrato di San Michele.

Nell’agosto 1949, André Böröcz, artista ungherese che ha raggiunto Parigi dopo la guerra, fa una sosta a Mentone. Gironzolando nella città vecchia, rimane a bocca aperta davanti al sagrato della basilica di San Michele, stupefatto dalla vista panoramica sul Mediterraneo. Sopraffatto dall’emozione, le note della melodia della seconda partita per violino di Bach interpretate da Jasha Heifetz, provenienti da un apparecchio radio, raggiungono la sua attenzione. Il tempo si ferma allora. André Böröcz fa poi un sogno: rivivere questo momento magico e condividerlo. Così nacque il Festival di Musica di Mentone.

Cocteau e il Festival,

nascita di una storia d’amore

Il 4 agosto 1955, Jean Cocteau viene ammaliato da Mentone mentre assiste a un concerto del Festival di musica. Di questa serata, confiderà al suo diario: “ Rien ne peut s’imaginer de plus étrange. On arrive par des marches en pente douce dans une gigantesque chicane de lumière, d’ombres, de façades riches et de façades pauvres, à l’italienne. La cathédrale, sa flèche vue par en dessous, des escaliers à pic vers d’autres architectures religieuses et une arche géante reliant des maisons à volets vert pâle où vivent des familles ouvrières dont les fenêtres deviennent des loges de théâtre ”. (Niente di più strano si può immaginare. Si giunge attraverso gradini in lieve pendenza in un gigantesco intreccio di luci, ombre, fastose e modeste facciate in stile italiano. La cattedrale, la sua guglia vista dal basso, delle scale molto ripide che portano verso altri edifici religiosi e una gigante arcata che collega case con persiane di colore verde pallido in cui vivono delle famiglie operaie le cui finestre diventano palchi di teatro). Quella sera, Cocteau farà la conoscenza di Francis Palmero, sindaco di Mentone, che diventerà un suo amico. Su sua richiesta, Cocteau realizzerà nel 1956 la locandina del Festival di Musica di Mentone.

Un evento

prestigioso

Da poco più di 70 anni si susseguono i grandi nomi della scena musicale sul sagrato della basilica di San Michele nell’ambito dei concerti ‘I grandi interpreti’.

Concerti per orchestra, concerti di musica da camera, recital, il programma vuole essere prevalentemente concentrato sul repertorio classico ma il festival tenta anche a volte qualche piccola digressione nel repertorio jazz o nell’arte lirica. Un applauso infine alla creatività del festival che ha saputo superare i propri limiti in questo campo durante l’edizione 2020. Concerti in live streaming, sistema di cuffie wifi e trasmissione di concerti on line: dalle restrizioni è nata l’innovazione.

A margine

del festival

Ai concerti sul sagrato della basilica di San Michele si aggiungono concerti in nuovi luoghi. Permettono di mettere in evidenza giovani talenti o rivelazioni. Questi concerti a ingresso libero animano il festival in altri luoghi mitici di Mentone: il piazzale Francis Palermo, il giardinetto pubblico degli ‘Etats-Unis’ (Stati Uniti), il palazzo Europa o ancora il piazzale delle Sablettes.

72esimo Festival di Musica

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